Ho ascoltato una bella canzone. Si chiama I capolavori di Beethoven ed è tratta da Il tramonto dell’Occidente, l’album di Mario Venuti datato 2014 (stesso titolo del profetico e discusso libro del filosofo tedesco Oswald Spengler, 1918).
La canzone, un po’ come tutto l’album vuole significare,
racconta di una civiltà che sta consumando le ultime briciole del suo valore.
Giunto alla fine di un ciclo, questo Occidente carico di egotica arroganza si
trova a fare i conti con una condizione inattesa e mai valutata: quella di aver
perso la propria centralità nel determinare gli equilibri mondiali e di essere
diventato appendice di un nuovo asse non ancora ben identificabile.
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Mario Venuti |
Colpi di coda, rantoli, sfruttamenti dell’ultimo minuto si
susseguono a ritmo sempre più vorticoso, con gli abitanti costretti a viaggiare
su una trottola che sembra accelerare i rivolgimenti terrestri. Il centro si fa
periferia, il Sud diventa Nord e l’Est dilaga nell’Ovest. L’economia mondiale
segue regole autoreferenziali, logiche iperboliche e traiettorie oblique, indifferente ai bisogni della terra
e alla sostenibilità etica. Le guerre preventive ammantano di falsità il senso
morale e la consolazione di poter “consumare” prodotti superflui diventa la
massima aspirazione di chi ancora può definirsi benestante. La scusa della
globalizzazione offre il destro all’imbarbarimento culturale nel nome della
vittoria del più furbo o del più appariscente. Si vive per il presente, eredi
di una storia che nessuno conosce più, di testimonianze artistiche che annoiano
e non si capiscono, di un futuro che non si vuole immaginare.
Beh, in tutto questo po’ po’ di disgrazie e di babeliche confusioni
ecco una considerazione che sa di speranza:
…I capolavori di Beethoven
non erano l'ardore dei vent'anni
non erano il segnale del divino
ma il primo dono della sordità.
Proprio così, se la sordità di Beethoven, sventurata
malattia preludio alla sua maturità anagrafica, non gli ha impedito di scrivere
capolavori quali la Sinfonia n. 9, la sonata in Do minore Op. 111 e le
Variazioni Diabelli, ecco che la stessa sordità può essere impiegata per
metaforizzare la nostra condizione attuale. Ci sentiamo tutti, a vario titolo,
impediti nell’espressione e nell’espansione delle nostre possibilità. Ma
proprio questa privazione di libertà o negazione di senso, spiega Venuti, può
stimolare la creatività e quindi la ricerca di una redenzione che ci elevi
dalla miseria (non solo culturale) in cui ci siamo cacciati:
il ritorno inatteso della povertà
ci insegni
finalmente
l'idea dell' abbastanza
E che questo “abbastanza” si lasci sondare, approfondire,
penetrare fino a mostrarsi denso di sfumature che ci arricchiscono a dismisura.
La canzone si giova del prezioso contributo vocale di Franco
Battiato, persona avvezza alla gestione di tematiche sottili, e qua e là si
diverte a seminare note della Patetica
del maestro di Bonn, che molti riconosceranno all’istante.
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